LA SCONOSCIUTA. IL MONDO MISTERIOSO DI ALEKSANDR BLOK di Patrizia Boi
- Patrizia Boi
- 21 nov
- Tempo di lettura: 6 min

Patrizia Boi (BRICS AND FRIENDS) - L'Omaggio al Più Grande Simbolista Russo
Roma, 20 novembre 2025 – La Casa Russa a Roma ha dedicato la serata di giovedì, in occasione del 145º anniversario della nascita del poeta, ad Aleksandr Aleksandrovič Blok (Pietroburgo 1880 – ivi 1921), arcangelo tormentato del Simbolismo e figura chiave dell'Età d'Argento russa. Il Salotto Letterario e Musicale, intitolato “La Sconosciuta. Il mondo misterioso di Aleksandr Blok”, ha guidato il pubblico attraverso il dualismo tematico che definisce l'opera del poeta: l'attesa mistica della purezza contrapposta al presagio di un'apocalisse rivoluzionaria.

L'incontro è stato introdotto in un vero clima di elegante salotto d'epoca, con tavolini al lume di candela, dalla Direttrice dell'Istituto di Scienza e Cultura Russa, Daria Pushkova:
«Nato il 28 novembre, 145 anni fa, a San Pietroburgo, Aleksandr Blok è diventato un guerriero che cercava pace e bellezza in un'epoca di distruzione. Era la voce tragica dell'epoca che ha ereditato il suo talento dai genitori: dal padre, un intellettuale della nuova scuola dell'Università di Varsavia, e dalla madre, una persona di talento straordinario, una bellissima scrittrice e traduttrice. La madre gli ha fatto apprendere il mondo della filosofia e dell'arte, che lui ha assorbito e che lo ha condotto verso il suo destino...».
Il cuore della sua opera e dell'incontro, ha affermato la Pushkova, è incentrato sulla figura misteriosa della Sconosciuta, archetipo del Simbolismo che emerge dal degrado della vita urbana. La lettura in russo della stessa Direttrice faceva sentire una musicalità che nessuna traduzione potrebbe rendere pur nella magistrale lettura e interpretazione del celebre attore Marco Belocchi che comunque ha incantato il pubblico con la sua padronanza della parola e del palcoscenico.

Questo testo, per la sua forza evocativa e per la sua capacità di fondere il realismo più crudo con la visione mistica, cattura la tensione di Blok tra l'attesa della bellezza ideale e l'accettazione della distruzione imminente.
Il dramma lirico "La Sconosciuta" (Neznakomka), evoca la figura femminile ambigua, l'archetipo che ha sancito il successo del poeta e che si muove "nella nebbia che appanna la finestra" di un ristorante di provincia.

La serata, ricca di tensione emotiva e risonanze cosmiche, è stata orchestrata dalla studiosa e traduttrice Marilena Rea, che ha illuminato il significato divinatorio e malinconico dell'opera, inclusa la sua traduzione del ciclo "Poesie Italiane" (frutto del viaggio di Blok in Italia nel 1909).
La fase centrale del Salotto Letterario ha raggiunto il suo culmine con l'interpretazione vibrante dei testi, curata da Marco Belocchi, Alessia Pelagatti e Maria Carla Generali. La lettura si è concentrata sul ciclo delle "Poesie Italiane" di Blok, e in particolare sull'Introduzione che funge da manifesto mistico del poeta.
L'esecuzione è stata caratterizzata da un'intensità quasi rituale, centrata sul verso cardine dell'opera simbolista: "il cielo con l'intelletto non si apprende". Gli attori hanno trasformato questa linea in una vera e propria litania, dove la frase "il sacro non si apprende" è stata declamata, sussurrata e ripetuta con variazioni tonali ossessive e prolungate.

Questa scelta drammatica ha amplificato il concetto fondamentale di Blok: l'impossibilità per la ragione umana di afferrare l'Assoluto e la Bellezza Ideale (Sophia). La ripetizione ipnotica non ha solo onorato la musicalità della poesia russa, ma ha anche infuso nel pubblico il senso di tensione irrisolta e di angoscia esistenziale che definisce l'Età d'Argento, lasciando intendere che la verità e il sublime risiedono al di fuori del dominio della logica e sono accessibili solo attraverso la visione e l'intuizione mistica. L'effetto è stato quello di trasformare la lettura in un "dramma lirico" vivo e palpabile.
L'atmosfera è stata intensificata dalla suggestiva interpretazione musicale del soprano Anastasia Demčenko e dalla padronanza musicale del pianista Maksim Skogorev, che hanno affiancato le celebri melodie di Sergej Rachmaninov con le musiche raramente eseguite di Aleksandr Grečaninov, catturando l'inquietudine fin de siècle condivisa con il poeta.
L'omaggio ha confermato il monito di Blok, risuonato come un eco storico nella sala: «Noi – figli degli anni terribili della Russia – non abbiamo la forza di dimenticare nulla».
Approfondimento su Aleksandr Blok: il Profeta Tormentato del Simbolismo Russo

Aleksandr Aleksandrovič Blok è universalmente riconosciuto come la voce più lirica e significativa della poesia russa del Simbolismo e della cosiddetta Età d'Argento (il periodo di fioritura letteraria, artistica e filosofica tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX). La sua vita e la sua opera sono indissolubilmente legate alla drammatica transizione della Russia dalla speranza mistica alla catastrofe rivoluzionaria.
La Bellissima Dama e il Simbolismo (1898–1904)
La fase iniziale dell'opera di Blok è dominata dal ciclo "Versi sulla Bellissima Dama" (Stikhi o Prekrasnoi Dame). Questa poesia, intrisa di una profonda spiritualità e attesa mistica, è influenzata dal filosofo Vladimir Solov'ëv e dalla sua dottrina della Sophia (la Sapienza Divina o l'Eterno Femminino). Blok vedeva in questa figura, idealizzata nella moglie Ljubov' Mendeleeva, un'incarnazione terrena della salvezza, della purezza e di un'armonia cosmica ancora da raggiungere.
Il poeta utilizza simboli complessi e figure archetipiche, spesso avvolte in nebbia e penombra, per esprimere un desiderio di trascendenza.
Il Crollo dell'Ideale e il Dramma Urbano (1905–1916)
Dopo il 1905, l'ideale della Bellissima Dama subisce una profonda crisi. Il poeta si scontra con la sordida realtà della vita urbana, della corruzione e della delusione. La purezza mistica lascia il posto alla figura ambigua e seducente della "Sconosciuta" (Neznakomka), che non è più Sophia, ma un sogno confuso, un angelo caduto, o forse un demone della dissoluzione.
In questo periodo, Blok riflette l'angoscia della società russa pre-rivoluzionaria. Il suo viaggio in Italia nel 1909 ispira il ciclo "Poesie Italiane", in cui la malinconia del poeta si scontra con la bellezza antica e immobile dell'Italia, un contrasto che alimenta il suo senso di irrequietezza e il presagio di un futuro violento per la sua patria.
L'Apocalisse e la Rivoluzione (1917–1921)
Nonostante la sua iniziale affiliazione intellettuale alla vecchia élite, Blok accolse la Rivoluzione d'Ottobre (1917) con un'ambivalenza apocalittica, vedendola come un cataclisma necessario, una tempesta che avrebbe spazzato via la decadenza.
I suoi due poemi più celebri e controversi di questo periodo sono:
"I Dodici" (Dvenadcat') (1918): Capolavoro apocalittico che descrive dodici soldati dell'Armata Rossa, figure rozze e violente, che marciano per le strade di Pietrogrado in una bufera di neve. La controversia nasce dal finale: alla testa di questa pattuglia di "dodici apostoli" emerge, in una visione mistica, la figura di Gesù Cristo, con una corona di rose bianche. Blok fonde così il sacro e il profano, il caos della Rivoluzione con l'idea di una purificazione spirituale.
"Gli Sciti" (Skify) (1918): Un poema che si rivolge all'Europa occidentale con tono provocatorio e minaccioso. Blok avverte l'Europa di non interferire nella Rivoluzione, dipingendo i russi come gli "Sciti", barbari e asiatici, che si frappongono tra l'Occidente e la Mongolia, invitando alla pace ma avvertendo che la Russia potrebbe schierarsi come potenza orientale e distruttiva.
La Morte e l'Eredità
Dopo aver sostenuto (pur con angoscia) l'ondata rivoluzionaria, Blok si ritrovò presto disilluso dalla brutalità e dalla burocrazia bolscevica. La sua salute, sia fisica che mentale, si deteriorò rapidamente. Morì di malattia nel 1921, a soli 40 anni, in un momento di profonda crisi creativa, dichiarando di non poter più scrivere perché “tutti i suoni sono cessati”. La sua morte fu vista da molti come il simbolo della fine della grande speranza idealistica dell'Età d'Argento, schiacciata dalla nuova realtà del regime.
L'eredità di Blok risiede nella sua capacità di trasformare l'inquietudine spirituale e la tensione storica in versi di ineguagliabile musicalità e profondità simbolica, rendendolo il poeta che meglio incarna il tormento e il destino della Russia nel XX secolo.
Poesia scelta
Notte, strada, fanale, farmacia,
una luce assurda ed appannata.
Pur se ancora vivrai venticinque anni –
sarà sempre così. Non c’è rimedio.
Tu morirai – comincerai di nuovo,
e tutto riaccadrà come una volta:
gelido incresparsi del canale,
notte, farmacia, strada, fanale.

La serata si è sciolta in un finale sospeso di vibrante gratitudine, dove ogni applauso era un'eco dell'anima toccata. L'organizzatrice ha stretto in un abbraccio verbale il pubblico e, in particolare, gli artisti, riconoscendo che la vera magia risiedeva nella fusione delle presenze: la connessione invisibile tra le note del pianoforte, il canto degli artisti e la voce ferita della poesia si era rivelata un unico, vasto battito emotivo condiviso con il respiro trattenuto degli astanti. In quel silenzio carico, si è manifestata la massima, attenta partecipazione di ogni cuore presente.
Marco Belocchi e Maria Carla Generali - Lucho Osorio Paéz ed Elena Softnikova - Lucho, Elena, Patrizia e Maddalena
Foto di Lucho Osorio Paéz



































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