IL TATREEZ E L'ETERNAL COUTURE DELLO STILISTA JAMAL TASLAQ di Patrizia Boi
- Patrizia Boi
- 16 dic 2025
- Tempo di lettura: 8 min

Patrizia Boi (BRICS AND FRIENDS) - Il ricamo palestinese (Tatreez), Patrimonio Immateriale dell'Umanità e l'Eternal Couture dello stilista palestinese Jamal Taslaq
Nel 2021, l'UNESCO ha compiuto un gesto di straordinaria rilevanza culturale riconoscendo il ricamo tradizionale palestinese, il Tatreez (تطريز), come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità. Il termine Tatreez, che in arabo significa semplicemente "ricamo", nel contesto palestinese è divenuto sinonimo stesso di identità, memoria e attaccamento alla terra, un linguaggio non scritto che narra di geografia e storia. Questo, oltre che un riconoscimento a una tecnica artigianale, rappresenta la celebrazione del valore globale di una storia tessuta con pazienza, dignità e indomita resistenza. Il Tatreez va ben oltre l'essere una forma d'arte decorativa; è un'epopea tessuta, una mappa dell'anima e una forma di resistenza silenziosa che batte nel cuore della Palestina. Immaginate di tenere tra le mani un pezzo di stoffa che pulsa di storia: non è soltanto cotone o seta, ma un vero e proprio manoscritto in fibra, dove ogni filo è una parola e ogni punto una frase, un filo che non cuce solo un abito, ma unisce generazioni, lega una donna alla sua terra e racconta una storia intera senza pronunciare una sola parola.

Il cuore pulsante, la radice geometrica e spirituale di questa tradizione, è quasi sempre il Punto Croce (fallahi, o del contadino), la tecnica dominante, ma a seconda delle regioni si incontrano anche ricami a Rivestimento (Tahriri), noti come il "punto Betlemme" per l'uso di fili metallici su velluto, o il Punto a Pesce (Tishriq) e l'Applicazione (Patchwork). Tuttavia, è la geometria del Punto Croce a rimanere fondamentale: la sua struttura a forma di X crea un reticolo perfetto, un nodo costante di forza e precisione, e ogni singolo nodo realizzato con pazienza è in sé un atto di affermazione, un modo intimo, ripetitivo e profondo per sussurrare, attraverso la cruna dell'ago:
«Io esisto, la mia terra esiste».
Da questi nodi meticolosi nascono i motivi che compongono l'alfabeto di questa lingua segreta, simboli che risalgono a millenni di storia e cultura. I Rami d'Ulivo, ad esempio, sono l'emblema della Palestina, simbolo di vita, resilienza e permanenza, affermando una connessione indissolubile con la terra.

Gli Uccelli rappresentano la libertà e la speranza, ma in un contesto di esilio sono anche simboli del viaggio e della migrazione.
Il Melograno celebra la pienezza della vita e della prosperità, mentre l'Albero del Cipresso simboleggia l'eternità e la forza spirituale.
Prima della dispersione, il Thobe (ثوب), l'abito tradizionale femminile, era un vero e proprio documento di identità territoriale indossabile. Guardando una donna, si poteva immediatamente capire la sua origine, poiché le combinazioni di colori e la densità dei disegni erano uniche per ogni villaggio: la ricchezza del rosso e del verde intenso, ad esempio, indicava la provenienza da Hebron, mentre i motivi curvi e il prezioso tahriri erano tipici dell'eleganza di Betlemme. Inoltre, il ricamo su maniche, petto e polsini scandiva la storia personale della donna: l'abito della sposa era una tela di fili d'oro e seta, e dopo il matrimonio, i colori e i disegni mutavano per riflettere la sua nuova condizione.

Con la Nakba (النكبة, la Catastrofe) del 1948 e la dispersione, gran parte di questa mappa geografica cucita si dissolse, ma fu proprio in questo drammatico contesto che l'arte divenne custode della memoria. Le donne, nei campi profughi, iniziarono a ricamare i disegni dei villaggi perduti, trasformando il ricamo in un archivio vivente e portatile dei luoghi che non potevano più vedere.
È in questa fase storica che il Tatreez acquisisce il suo significato più potente: quello di resistenza culturale. Dopo il 1967, e in particolare durante i periodi di occupazione, quando persino i colori della bandiera palestinese potevano essere considerati una provocazione e la loro esposizione punita, l'astuzia e la saggezza delle donne trovarono rifugio nel tessuto. Il Thobe divenne la bandiera indossabile: le ricamatrici iniziarono a orchestrare i colori del ricamo in modo da replicare, in un mosaico apparentemente innocuo, la bandiera palestinese. Utilizzavano sapientemente il rosso, il verde, il nero (il tessuto di base) e il bianco per i dettagli, una combinazione discreta ma inequivocabile che permetteva alle donne di indossare la loro appartenenza in pubblico, sfidando l'occupazione attraverso la bellezza e la tradizione.

I motivi tradizionali furono caricati di un nuovo peso politico: l'Ulivo e il Cipresso venivano cuciti per affermare il loro diritto inalienabile alla terra (haqq), simboleggiando la permanenza palestinese contro ogni tentativo di sradicamento.
Spesso, gli Uccelli si univano al motivo della chiave, l'emblema del diritto al ritorno alle case abbandonate, trasformando il ricamo in una preghiera visiva per la giustizia.

L'atto stesso di dedicare ore a tessere l'identità è diventato il rifiuto più radicale di essere cancellate o dimenticate; il ricamo era la pratica costante e terapeutica che manteneva viva la narrazione in un contesto in cui la memoria storica era sotto attacco.
Questa conoscenza viene tramandata attraverso la Promessa Cucita di Madre in Figlia. Quando una madre trasmetteva i suoi motivi a una figlia, le donava gli strumenti per la sua stessa sopravvivenza culturale, insegnando la pazienza e la cura necessarie per onorare il disegno e la memoria del villaggio. La figlia che indossa il thobe non indossa solo un vestito, ma la storia della sua famiglia e la solenne promessa di portare avanti l'identità.
Il Ricamo Contro l'Arazzo del Fato Ineluttabile

Eppure, a fronte di questa storia cucita con dignità, incombe sul popolo palestinese, un destino che pare tracciato altrove. In molte culture, l'esistenza umana è vista come un filo filato, misurato e reciso da entità indifferenti al dolore, come le Moire greche (Cloto, Lachesi, Atropo), le Parche latine o le Norne norrene. Sono queste triadi che, con forbici e fuso, tessono l'arazzo ineluttabile degli eventi, senza che alcun dio o mortale possa interferire. Il popolo palestinese, colpevole solo di esistere sulla sua terra, ha visto il bandolo della propria vita reciso e il proprio destino alterato da decreti esterni, trasformando la loro storia in un ordito di esilio e perdita.
Ma è qui che il Tatreez si innalza, diventando un atto di sacra insubordinazione contro il Fato imposto. L'ago, non è più solo uno strumento artigianale, ma un'arma sottile. Attraverso i punti in croce meticolosi, le donne non si limitano a ricostruire la mappa dei villaggi perduti: stanno ricucendo attivamente il bandolo della loro esistenza spezzata. Dedicare ore a riempire uno spazio vuoto con i simboli dell'Ulivo e del Cipresso significa decretare la propria permanenza, ridisegnare il futuro e riaffermare l'identità contro l'indifferenza delle forze che vorrebbero cancellarle. Il Tatreez è la pratica costante e terapeutica che permette di ritrovare quel filo reciso, trasformando la memoria in un tessuto di resistenza attiva e la tradizione in un destino auto-determinato.
Jamal Taslaq e la Nuova "Eternal Couture": L'Amore Cucito
Abiti di alta moda Made in Italy realizzati dallo stilista palestinese Jamal Taslaq con il corpetto ricamato con il tatreez, ricamo tradizionale palestinese
Oggi, questa eredità culturale ha raggiunto addirittura l'alta moda internazionale grazie a figure come Jamal Taslaq. Lo stilista italo-palestinese, nato a Nablus, in Cisgiordania, ha portato con sé in Italia non solo il ricordo della sua terra ma una profonda comprensione della sua estetica, pur avendola lasciato a soli 19 anni. Stabilitosi in Italia, ha assorbito l'eleganza rinascimentale e barocca di Roma e Firenze. Il suo stile, celebrato a livello internazionale, è un magistrale ponte di fusione tra la preziosità dei ricami orientali e l'abilità sartoriale del Made in Italy. L'esperienza con il Tatreez e i ricami tradizionali è stata la base per una continua evoluzione artistica.
Dopo aver utilizzato il Tatreez e ricami di ogni tipo in molte delle sue creazioni, Taslaq ha sviluppato una tecnica tutta sua, una firma personale che, pur essendo figlia della sua esperienza d’origine, gli scivola tra le mani dolcemente, attingendo ai canali profondi e quasi inconsci della sua memoria.
Circa dieci anni fa, lo stilista ha potuto presentare le proprie creazioni presso la Sede delle Nazioni Unite a New York, un evento che ha segnato la nascita della sua visione d'alta moda: Eternal Couture. Si tratta di una scuola di moda cosmopolita, ispirata alle culture del Mediterraneo, che rende un omaggio diretto al patrimonio palestinese integrando la filosofia del ricamo in abiti da sera e da sposa sfarzosi.
Eternal Couture: Un Ponte di Bellezza Accessibile
L’abito di alta moda con l’ulivo di Jamal Taslaq e la sua Eternal Couture
Mentre l'Haute Couture (Alta Sartoria) francese è universalmente riconosciuta come il vertice della moda, con abiti unici realizzati su misura e seguendo rigide regole stabilite a Parigi, l'approccio di Taslaq con Eternal Couture intende creare un nuovo paradigma. Per i non addetti ai lavori, l'Haute Couture è spesso sinonimo di esclusività estrema, con capi che possono costare decine o centinaia di migliaia di euro, rendendola inaccessibile alla maggior parte delle persone.
La visione di Eternal Couture, pur attingendo alla maestria sartoriale del Made in Italy e alla ricchezza dei ricami orientali, si propone di affiancare a questa élite una fonte di bellezza più inclusiva e meno elitaria. L'obiettivo non è competere con l'esclusività francese, ma costruire un ponte tra culture e offrire una moda d'ispirazione mediterranea, ricca di storia e artigianalità, che sia al tempo stesso straordinaria e accessibile a una nuova generazione di creativi e appassionati. È un modo per celebrare l'arte sartoriale come un messaggio di speranza, non solo come un simbolo di status.
Il Corsetto: Amore Oltre la Ragione
Abito di alta moda Made in Italy realizzato dallo stilista palestinese Jamal Taslaq con il corpetto ricamato con la parola Amore in italiano e in arabo
Questa visione di fusione, un ponte emotivo tra Oriente e Occidente, è incapsulata in un unico, potente simbolo creato dallo stilista (pur non utilizzando, in questo caso, la tecnica tradizionale del Tatreez ma il suo insegnamento sublimato): un corsetto ricamato che unisce l'arabo e l'italiano. Se da sinistra a destra è ricamata la parola italiana "Amore", questa si fonde da destra a sinistra con la parola araba "Hiam" (هيام).
Taslaq non ha scelto a caso: ha spiegato che, pur esistendo diverse parole in arabo per l'amore – ognuna con una sfumatura differente, dal desiderio nascente (hawa) alla passione ardente (‘ishq) – Hiam rappresenta l'amore assoluto, quello travolgente che opera oltre la ragione.
Lui ha scelto proprio هيام, ricamata accanto alla parola italiana, per dare forma a un sentimento che attraversa confini e identità, realizzando un abito che non si limita a vestire, ma intende raccontare l’incontro tra due culture nel linguaggio del cuore.
Infatti, il ricamo, racchiuso in un corpetto indossato sul cuore della donna, si trasforma in un inno a quell'amore sacro e disinteressato, l'anello mancante del mondo moderno, che si innalza sulla fretta quotidiana verso le altitudini del tempo eterno, fermando l’attimo nel giusto istante e diffondendo in tutto il mondo il profumo della speranza.
Epilogo: Il Filo della Speranza Contro il Fato
Abiti di alta moda Made in Italy realizzati dallo stilista palestinese Jamal Taslaq con il corpetto ricamato con il tatreez, ricamo tradizionale palestinese
In conclusione, il Tatreez è l'espressione massima del potere culturale. Dimostra che la bellezza, la pazienza e l'identità, se cucite con cura e amore, possono resistere più a lungo di qualsiasi muro o divieto. È un testamento alla forza indomita dello spirito palestinese.
Come le donne palestinesi hanno usato l'ago per tessere la loro identità e la loro sopravvivenza contro il destino imposto dalle Moire, così l'opera di Jamal Taslaq prende questo filo di resistenza e lo innalza in un messaggio universale. L'Hiam (Amore assoluto) intessuto nel suo corsetto non è solo una parola, ma l'atto di plasmare nuova linfa vitale per la sua gente.
Abiti di alta moda Made in Italy realizzati dallo stilista palestinese Jamal Taslaq con il corpetto ricamato con il tatreez, ricamo tradizionale palestinese
Il suo messaggio di filo e speranza cerca simbolicamente di spezzare la tessitura impartita alla nazione – fatta di guerra, distruzione, violenza ed emigrazione – e di ricondurre la narrazione ai dettami dell'amore incondizionato. È un invito a guardare il bicchiere mezzo pieno, sapendo che può riempirsi fino a traboccare, trasformando il tessuto del fato da un destino ineluttabile a una promessa di rigenerazione e pienezza.

























































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