Le Donne Iraniane nell’Arte
- Patrizia Boi
- 14 ott
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Patrizia Boi (BRICS and Friend) - ROMA, 13 ottobre 2025 – Un Viaggio tra Tradizione, Creatività e Innovazione. Un evento di straordinaria rilevanza che ha unito diplomazia, accademia e creatività, rivelando il contributo fondamentale delle donne persiane, con un approfondimento straordinario sul ruolo della fede, della scienza e della poesia nella costruzione dell'identità femminile iraniana.
La Sala San Tommaso presso la SSML San Domenico, in Via Casilina 233, ha ospitato la conferenza “Le Donne Iraniane nell’Arte”, un appuntamento cruciale per la comprensione del ruolo femminile nella millenaria tradizione persiana. Organizzato dall’Istituto Culturale dell’Iran a Roma, l'evento ha proposto un vero e proprio ponte culturale, valorizzato da un approccio multisensoriale: gli interventi presentati dalla professoressa italo-iraniana Hanieh Tarkian, sono stati intervallati dalle note suggestive della musica tradizionale persiana eseguita dal vivo e da una riflessione sulle opere esposte (incluse quelle presenti nella collezione del Museo d'Arte Contemporanea di Teheran, illustrate tramite filmato a cura della curatrice Tooka Maleki).
La Visione Istituzionale: Un Ruolo Prezioso e Universale

La conferenza è stata aperta dalla lettura del messaggio ufficiale dell’Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, Mohammad Reza SABOURI, letto da Parvin Moazami. L'intervento ha voluto stabilire la profondità storica del tema:
«È per me un grande onore prendere la parola in questo evento culturale dedicato al ruolo prezioso e ispiratore delle donne iraniane nel campo dell'arte e della cultura. Un ruolo che affonda le sue radici nella storia, nella civiltà e nello spirito vitale del popolo iraniano, e che oggi, più che mai, continua a essere fonte di orgoglio e di ispirazione.»
L'Ambasciatore ha poi specificato l'ampiezza del Successo Contemporaneo a Livello Internazionale raggiunto dalle artiste in campi che spaziano dal cinema e dalle arti visive, all'artigianato (tessitura dei tappeti, lavorazione dei kilim), fino allo sport (Karate, Taekwondo, Alpinismo), offrendo al mondo «un'immagine nuova, dinamica e determinata della donna iraniana». Il messaggio si è concluso ribadendo che l'arte e l'impegno femminile rappresentano un «ponte tra i popoli e i cuori».
La Rivoluzione della Gestione Artistica

A seguire, il dottor Aydin Martizode, Direttore Generale delle Arti Visive del Ministero della Cultura, ha fornito un’analisi lucida sulla leadership femminile nell'arte visiva. Ha sottolineato che «ignorare la creatività e la prospettiva estetica intellettuale delle donne equivale a comprendere solo a metà la grande galassia dell'arte».
Martizode ha fornito dati significativi: oltre l’80% di tutte le attività artistiche e la direzione di gallerie d’arte in Iran sono oggi guidate da donne. Ha descritto l'ambiente generato da queste direttrici come «luoghi di crescita, di incontro e di formazione, veri laboratori» che beneficiano della naturale «sensibilità femminile e materna».
Il Diritto all'Essere: Fede, Scienza e Poesia

Un intervento particolarmente interessante è stato quello della dottoressa Hanieh Ghassabian (Dottorato in Medicina Molecolare e Grafica), che ha voluto fornire un contrappunto all'immagine comune della donna mediorientale attraverso un'esposizione ricca di riferimenti storici e teologici.
La Dott.ssa Ghassabian ha esordito collegando scienza e arte — «La scienza [è] la sua forma più concreta arte dell'artista onnipotente» — per poi illustrare il suo progetto Haniviridae, un master class sui virus condotto da un team esclusivamente femminile, volto a sfatare la figura tradizionale dell'uomo scienziato.
Il cuore del suo discorso è stato l'orgoglio per la sua identità:
«Grazie al mio background di donna iraniana e musulmana non ho mai considerato la mia natura femminile un difetto o un limite in nessun momento della mia vita...»

Ha evidenziato come l’Iran, fin dall'antichità (citando il trattato Manshur-e-Korosh di circa 3000 anni fa), riconoscesse alla donna due anni di congedo di maternità pagato. Ha poi contrastato la sottomissione femminile talvolta insegnata a scuola con gli ideali appresi a casa, basati su figure come la Somma Khadija (Khadījah bint Khuwaylid (in arabo: خديجة بنت خويلد) moglie del Profeta, ricchissima imprenditrice che chiese lei stessa il matrimonio) e la Somma Fatima (Fāṭimah bint Muḥammad, figlia minore del Profeta Maometto e della Somma Khadija, moglie di Alī ibn Abī Ṭālib, il cugino del Profeta e, per i musulmani sciiti, il primo Imām, madre di al-Ḥasan e al-Ḥusayn, figure centrali e martiri nella storia dell'Islam, specialmente nella tradizione sciita).
La Dott.ssa Ghassabian ha toccato il tema dell’amore attraverso la letteratura persiana, citando la storia di Majnun e Layla (la storia di Majnun e Layla (o Leyli e Majnun) è uno dei racconti d'amore più celebri della letteratura araba e persiana, spesso definita la "Romeo e Giulietta" del Medio Oriente. La versione più famosa e influente fu scritta in persiano dal poeta azero Nizami Ganjavi (circa 1188) come parte del suo Khamsa (Quintetto), fissando il racconto come un capolavoro della letteratura epica persiana) per spiegare che «la bellezza non è essenziale per essere degni di amore». Ha poi richiamato Saadi (Il nome Saadi (o Sa'dī) si riferisce a Abū-Muḥammad Muṣliḥ al-Dīn bin 'Abdallāh bin Mushrif Saʿdī Shīrāzī (c. 1210 – 1291/1292), ed è uno dei poeti persiani più importanti e venerati di tutti i tempi) per descrivere l'amore etereo come la farfalla che brucia alla fiamma della candela, perdendo il proprio ego per diventare tutt'uno con l'amato.

Infine, ha dettagliato i diritti femminili garantiti dalla sua fede:
«L'Islam dovete sapere che ha concesso alla donna tutti i suoi diritti, nero su bianco, senza margini di dubbio: ha dato alla donna il diritto di divorzio, di sposarsi, di risarcimento, di lavorare, di avere possedimenti propri, di avere congedo nel periodo mestruale. Diritti per cui noi donne ancora nel mondo occidentale stiamo lottando...»
Ha concluso affermando che l'Islam è stata la sua alternativa a una società occidentale che le faceva sentire la maternità come un «sacrificio inutile» e la sua intelligenza «valida solo se approvata da uomini», mentre la sua cultura le ha spianato la strada «per essere ciò che volevo essere».
L’Arte come Ponte: Monir Farmanfarmaian

Un altro capitolo fondamentale della serata è stato l'intervento della Prof.ssa Mina Mohammadi, Docente di Studi d’Arte Contemporanea. L'analisi si è concentrata sulla figura di Monir Shahroudy Farmanfarmaian, pioniera nella creazione di una "nuova narrativa femminile" nell'arte iraniana.
La Mohammadi ha illustrato come Monir, attraverso la fusione dell'arte tradizionale del mosaico a specchio con il Cubismo occidentale, abbia dato vita a un linguaggio che «pensa localmente e agisce globalmente». Ha spiegato che, a differenza dei Cubisti, l'opera di Monir, influenzata dal ricordo del santuario di Shah Cheragh a Shiraz, trascende l'estetica per diventare un «atto spirituale», in cui la luce è intesa come elemento mistico.
La Dignità della Vita Umana

La chiusura dell'evento è stata affidata alla pianista e poetessa Sonia Dehghan. Il suo discorso si è incentrato sul valore sacro della vita, domandando quale opera d'arte possa essere «più bella, più completa e più sacra del poter dare la luce a un'altra vita». Dehghan ha concluso con un appello alla coscienza globale, dedicando un minuto di silenzio alle donne e ai bambini le cui vite vengono «spezzate sotto le bombe».
La conferenza “Le Donne Iraniane nell’Arte” ha così pienamente assolto al suo ruolo, offrendo non solo un excursus storico e artistico, ma anche un momento di profonda riflessione sulla dignità e il potere della donna nel contesto culturale iraniano.





























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